il cannocchiale

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La Terza via è il futuro del mondo

questo è un buon esempio di quello che intendevo su una politica illuminata 

La Terza via è il futuro del mondo

di Bill Clinton

NEL 1992 Al Gore e io conquistammo la presidenza portando avanti nuove idee, fondate sui nostri valori tradizionali di opportunità, responsabilità, comunità, perchè gli americani vedevano e sentivano che i vecchi sistemi non funzionavano più. Abbiamo ripetuto la vittoria nel 1996 perchè abbiamo saputo tradurre in pratica quei valori e quelle idee, che hanno funzionato per rimettere in movimento il nostro paese.
All’alba di una nuova era e di un nuovo Millennio quelle idee si sono diffuse in tutto il mondo.

HANNO contribuito al successo dei partiti di centro- sinistra che sono al governo in Gran Bretagna e in Francia, in Italia, Germania e Brasile. Hanno animato i dibattiti e le discussioni cui si partecipa praticamente in tutti i paesi del mondo in cui la politica è considerata una cosa seria. La Terza via è diventata la via del futuro.
Realtà e retorica sono a volte due cose distinte, ed è meglio che non lo siano, è meglio che coincidano tra loro. Ma questo dimostra quanta forza ha l’idea di un centro dinamico nel far presa sulle persone informate in tutto il mondo; dimostra quanto sia enorme e diffuso fra la gente il bisogno di idee nuove, di provare a fare qualcosa di nuovo, di lasciarsi alle spalle l’accanimento di parte per ritrovare un sincero spirito di cooperazione. Dovunque ciò esiste, è un dato positivo.
Con l’avanzare dell’era dell’ informazione noi democratici abbiamo rivendicato l’eredità più autentica di Franklin Roosevelt che non consiste in una serie di programmi specifici, ma piuttosto in un impegno forte a sperimentare il nuovo, nella consapevolezza che i tempi nuovi richiedono modi nuovi di affrontare le cose, e spesso un tipo di governo diverso rispetto al passato.
Credo che abbiamo dimostrato con i risultati concreti che la nostra Terza via è la strada giusta per l’America, per la nostra economia e la nostra società. Oggi abbiamo di fronte a noi una scelta che fino a cinque o sei anni fa era semplicemente inimmaginabile: come utilizzare i frutti della nostra prosperità.
Per questo ho presentato al Congresso un programma di bilancio per fare grandi cose, a cominciare dal problema dell’invecchiamento del nostro paese, che vogliamo affrontare tutelando e riformando il sistema di sicurezza sociale e Medicare, ma in modo tale da rendere il nostro paese libero da debiti per la prima volta dal 1835.
Un bilancio che migliorerà il livello dell’istruzione ed eliminerà l’arrivismo sociale, un bilancio che prevede scuole moderne e centomila insegnanti in più, collegando ogni aula ad Internet entro il Duemila. Un bilancio che renderà l’America più sicura, potenziando ancora l’attività di vigilanza dei quartieri ed intensificando gli sforzi per disarmare i criminali. Un bilancio che garantirà sgravi fiscali tangibili alle persone e alle finalità che ne hanno davvero bisogno, ad un prezzo per loro accettabile, senza intaccare la nostra prosperità.
Se lo faremo secondo le mie proposte questo paese non avrà più debiti a partire dal 2015. Viviamo in un’economia globale in cui tassi d’interesse e disponibilità di capitali sono stabiliti su mercati globali. Che succede allora se un paese ricco come gli Stati Uniti non ha più debiti? Succede che i tassi d’interesse verranno ridotti e aumenteranno gli investimenti nelle attività produttive; vi saranno più posti di lavoro, vi saranno redditi più elevati. Il che vuol dire che l’ uomo della strada spenderà di meno per pagare le rate dell’automobile, il mutuo sulla casa, l’ addebito delle carte di credito, i prestiti per lo studio.
Vuol dire che quando scoppierà la prossima crisi finanziaria nel mondo, noi non dovremo chiedere soldi a nessuno, ed i paesi vulnerabili e in difficoltà potranno ottenere i finanziamenti loro necessari ad interessi minori; il che vuol dire che la loro gente si troverà in una posizione migliore ed anche che per noi saranno dei partner commerciali più affidabili, e che le loro democrazie avranno maggiori probabilità di uscire indenni dalla tempesta.
È un’idea progressista, e dovremo portarla avanti con decisione. Mi rendo conto che l’atteggiamento di chi dice “Io taglio le tasse più di te” possa piacere a molti. La spiegazione è semplice: potete infilare il tutto in uno spot di 5 secondi “Noi tagliamo le tasse più di loro, meglio di loro”. Ma è bene guardare ai risultati che abbiamo portato a casa negli ultimi sei anni e mezzo puntando sul lungo termine ed agendo con senso di responsabilità. Tutti i cittadini comuni a gioco lungo si troveranno meglio con tassi d’interesse minori un’economia più stabile e in forte crescita, che non con una riduzione fiscale a breve termine.

SIA ben chiaro, io non sono contrario a ridurre le tasse, e nella nostra proposta di bilancio le abbiamo ridotte molto e bene. Ma se non rimettiamo in sesto Medicare e la Sicurezza Sociale, se lasceremo andare in pensione la generazione del baby boom, con l’assillo che questi sistemi finiscano completamente fuori controllo, se imporremo ai nostri figli il fardello di prendersi cura di noi quando non è minimamente necessario, indebolendo così la loro capacità di tirar su i loro figli, i nostri nipoti, non potremo mai perdonarci di aver fatto una cosa del genere.
Concludo con le parole di Robert Kennedy, un uomo che stava cercando di fare qualcosa di simile a noi, quando la sua vita è stata stroncata prematuramente nel 1968. Diceva Bob: “Idealismo, nobili aspirazioni e profonde convinzioni non sono inconciliabili con i programmi più concreti ed efficaci. Non sussiste nessuna incompatibilità di fondo fra ideali e realistiche possibilità. Nessuna barriera fra i più profondi desideri del cuore e dell’anima e l’applicazione razionale dell’impegno umano per risolvere i problemi umani”.

( uno dei documenti preparatori del Vertice di Firenze)

Momento Storico nel bene o nel male

 

 

Caro Gio e Raf … 

… peccato che il centro destra ha fatto una legga opposta …. 
era concorde con veltroni a cambiarla (autodefinendola una porcata) …
sondaggi alla mano e mastella stronzo hanno valutato che gli conveniva RIMANGIARSI LA PAROLA
si vota con la vecchia legge … chiunque vinca avrà lo stesso problema … 

a sto punto mi spiace …. 

CHI VOTA DILIBERTO è un demente … 
non commento chi vota Berluska
ma anche chi VOta fini ormai è giusto scoprire le carte e definirlo scandaloso … 

o non si vota o si vota l’unico che assomiglia a un politico straniero … Wlater.

basta essere politacally correct … o rispettare le idee altrui …. 

LA COSA BELLA DI QUESTO MOMENTO STORICO DEL PAESE è CHE TUTTO ORMAI è CHIARO …
PER NULLA RISOLTO … MA CHIARO.

What is Gaia Theory?

http://www.gaiatheory.org/

Overall, the Gaia Theory is a compelling new way of understanding life on our planet. It argues that we are far more than just the “Third Rock from the Sun,” situated precariously between freezing and burning up. The theory asserts that living organisms and their inorganic surroundings have evolved together as a single living system that greatly affects the chemistry and conditions of Earth’s surface. Some scientists believe that this “Gaian system” self-regulates global temperature, atmospheric content, ocean salinity, and other factors in an “automatic” manner. Earth’s living system appears to keep conditions on our planet just right for life to persist! The Gaia Theory has already inspired ideas and practical applications for economic systems, policy, scientific inquiry, and other valuable work. The future holds more of the same. See Understanding Gaia Theory for more information.

Biutiful Cauntri

Biutiful Cauntri

Regia: Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio, Peppe Ruggiero

Anche l’Italia ha le sue zone di frontiera, terre di nessuno nelle quali i vetusti apparati dello Stato svelano i lati più inquietanti di una “incivilizzazione” ormai in atto. Le immagini delle twilight zones in Campania, invase dai detriti urbani ed industriali da tempo non più degradabili, hanno fatto il giro del mondo come segni, mediaticamente spendibili, di Apocalisse incipiente.
Non è un Paese per vecchi e nemmeno per giovani, quella terra da Stalker dove sembrano concentrarsi i vizi disastrosamente endemici della cattiva amministrazione persistente con il suo cotè di corruzione, clientelismo, protervia camorristica. Sono sotto i nostri occhi le montagne d’immondizia prodotte dall’impressionante degrado prima politico e poi sociale e culturale in una frontiera dell’Italietta scoppiata dove Cristo si è fermato mentre gli uomini, le donne e i bambini convivono con la puzza, le malattie e i tumori provocati da gigantesche fogne a cielo aperto.
A rigirare il coltello su una ferita ormai difficilmente rimarginabile, laggiù in Campania (e quando prossimamente qui?), ci hanno pensato Esmeralda Calabria, abilissima montatrice del nostro cinema, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero con il loro, clamoroso ed encomiabile docufilm che ha ricevuto una menzione speciale all’ultima edizione del Festival di Torino. Biùtiful Cauntri (con il suo titolo sarcasticamente allusivo rispetto all’immagine da esportazione turistica dei panorami bucolici ed assolati che furono) è qualcosa di più che un puro e semplice reportage sullo scandalo recente dei rifiuti non più trasferibili: è un accorato viaggio nel dolore di una terra e dei suoi abitanti, costretti a condizioni di vita indecenti, preda di un male all’apparenza irrimediabile, di un dolore atavico che ha assunto le inquietanti e persecutorie forme di una nuova questione meridionale però ramificata in tutto lo Stivale e ben oltre, sull’orizzonte marcescente della globalizzazione in atto.
Navigare con la macchina da presa lungo i sentieri dell’immondizia che travolge il quotidiano di Acerra, Qualiano, Giugliano e Villaricca, provincie soggiogate da amministrazioni o impotenti o in combutta con la criminalità organizzata, annichilite dai raggiri dei mercanti di rifiuti che se ne fregano delle regole comunitarie oppure le sfruttano a proprio vantaggio, lucrando senza pudore con la complicità d’imprenditori del Nord mai abbastanza parvenu e di ambigui politici del Sud (le cui intercettazioni via telefonino svelano una degradante, incivile filosofia).
Assistiamo così ad una calata nei gironi danteschi di un Inferno marcescente ed irrespirabile dove l’invivibilità ha superato abbondantemente i livelli di guardia, dove le terre si gonfiano, in superficie e in profondità, di rifiuti, qualche volta persino ad una decina di metri da un campo di fragole (le stesse che dal mercato ortofrutticolo finiscono nei negozi e poi sulle nostre tavole!). 

Se fosse ancora tra noi, chissà cosa scriverebbe Pasolini di questa “diabolica mimesis”, dell’incubo ad occhi aperti di tale Natura infestata da scorie putrescenti, coi suoi contadini che si arrabattano a coltivare usando i residui di acqua potabile delle proprie abitazioni, la povera Italia omologata ed avvilita di terre non più bonificate in nome dell’Impero o del Boom economico ma invece depredate in nome del profitto presente alla faccia dei rimpianti bucolici dei poeti e dei cittadini perbene.
In un ambiente come questo, privo di qualsiasi ecologico equilibrio, non si può che essere sudditi poiché ogni ragionevole reazione (con manifestazioni di blocchi stradali, proteste, cartelli contro lo Stato e le amministrazioni ladrone ed incompetenti, persino tentativi di darsi fuoco come disperati qualsiasi) sortiscono il manzoniano effetto del “troncare e sopire” (senza provocare alcuna dimissione da poltrone eccellenti).
Biùtiful Cauntri ci mostra senza remore l’esistenza di un contesto putrescente focalizzando i particolari dell’allucinante condizione di un microcosmo umiliato ed offeso: gente comune che ha perso la voglia di reagire allo sfacelo e persino di vivere, paesaggi ridisegnati dai cumuli di rifiuti accumulatisi negli anni mentre l’aria è fatta pesante da effluvi cancerogeni di diossina che circolano incontrastati, mentre pecore e agnelli muoiono d’inediti e letali morbi, mentre bambini giocano nel fango inquinato e la disperazione social–ambientale cresce alla pari dell’insipienza colpevole di chi queste terre le ha governate male, illudendosi di tirare a campare col gioco degli scaricabarile e del cerchiobottismo, offendendo la dignità della coscienza collettiva di un intero Paese. 

In questo piccolo mondo catastroficamente soggiogato, le cifre stesse denunciano il ridicolo dei rimedi annunciati e mai attuati, sui quali s’interrogano gli abitanti avviliti con il loro rimanente buon senso che non ha fatto i conti coi machiavellismi corruttibili degli strateghi dello sfascio. Descrivendo la presente desolazione dei sacrificati campani (uomini, bestie e colture), questo docufilm prova a disegnare il diagramma delle responsabilità colpevoli quanto impunite: si parte dalla legge dell’11 febbraio 1994 che decretò lo stato di emergenza sotto l’egida di un commissario governativo nominato per dieci mesi. Ebbene, dopo 14 interminabili anni la situazione nel frattempo deterioratasi, ha raggiunto livelli intollerabili, commissariamento dopo commissariamento. Così come il “capo” del terreno di 10 mila quadri, affittato per lo stoccaggio di sostanza tossiche alla ridicola cifra di 15 milioni di vecchie lire, ha portato, nel comune di Acerra, all’arresto tardivo dei suoi proprietari ma non all’interdizione di coloro che concessero, a suo tempo, i compiacenti permessi e le pelose autorizzazioni. I “casi” come questo, in quel territorio, ormai non si contano: qualcuno prova a denunciarli, come Raffaele Del Giudice, presidente del circolo Legambiente Napoli Nord, inquadrato mentre in automobile ci mostra, lui stesso costernato (come in un film di Kiarostami), le conseguenze d’inettitudini e clientelismi lungo il sentiero delle nuove, potenziali Chernobyl di casa nostra. E’ il sacco della Napoli post–industriale ad opera del cinismo dei politici e della criminalità dei camorristi, i signori dell’immondizia dorata (naturalmente, dorata solo per loro che hanno guadagnato denaro e potere).
Con stile nervoso da pamphlettisti d’assalto, gli autori di Biùtiful Cauntri hanno il merito di non indugiare in nessuna retorica pseudonarrativa, di sottolineare criticamente e senza spirito di parte l’esistenza di una tragedia italica che ci riguarda tutti. Guardandolo, possiamo anche non limitarci a sviluppare una speciale, dovuta empatia nei confronti della popolazione di quel territorio svilito e depredato: possiamo anche far montare indignazione e consapevolezza nuove, la prova che ci troviamo ad abitare un Paese speciale e speciale non perché sia la patria della pizza e del mandolino ma perché è l’unico posto al mondo nel quale una proposta di legge per inserire i reati ambientali nel codice penale, una volta presentata in Parlamento, vi ha giaciuto per anni. Speciale perché nessuno di coloro che nel frattempo ci hanno governato ha ancora oggi maturato il sospetto che ormai sia troppo tardi per rimediare a questo comune, ecologico disastro.